Scopri come l’editoria del Novecento ha influenzato la nascita dei classici e la formazione del canone letterario tra critica, mercato e pubblico.

Che cos’è davvero il canone letterario?

Quando parliamo di “canone letterario” pensiamo subito a un elenco di opere universalmente riconosciute come fondamentali: Tolstoj, Dante, Shakespeare, Mann…
La percezione comune è che siano i critici a stabilire quali libri entrano nel canone. Ma nel corso del Novecento un altro attore ha avuto un ruolo decisivo: l’editoria.

Il lavoro editoriale si colloca in una posizione cruciale: trasforma un contenuto immateriale – un testo letterario, filosofico o scientifico – in un oggetto fisico, il libro. È l’editore a scegliere che cosa pubblicare, come farlo, a chi rivolgerlo.

Dopo la rivoluzione industriale, l’editoria smette di essere un’attività artigianale e diventa un’impresa. E come ogni impresa deve vendere.
Per farlo deve conoscere i gusti del pubblico, anticiparne i desideri, proporre libri che siano non solo importanti, ma anche vendibili.

Critica vs. Editoria: chi decide davvero i classici?

Qui nasce una tensione che attraversa l’intero Novecento:
da un lato l’accademia, che sancisce il valore estetico; dall’altro il mercato, che seleziona in base al successo.

Canone ufficiale e canone diffuso: due facce della stessa storia

Possiamo allora distinguere tra:

  • Canone ufficiale: gli autori riconosciuti dalla critica e dalle istituzioni culturali.
  • Canone diffuso: gli autori più letti, diffusi, accessibili; non sempre approvati dagli studiosi, ma in grado di raggiungere milioni di lettori.

Ed è proprio nel canone diffuso che l’editoria gioca un ruolo decisivo. Non si limita a trasmettere un patrimonio: può contribuire a crearlo, scegliendo quali testi pubblicare, ripubblicare, ristampare, commentare, rendere disponibili a prezzi accessibili.

Le serie editoriali: vere macchine di canonizzazione

Che cos’è una serie editoriale?

Una collana che riunisce sotto un’etichetta libri considerati rappresentativi di un genere, di un’epoca o di una tradizione.

A. F. Formiggini, I Classici del ridere, 1913-1940.

Ma ogni serie deve scegliere quali titoli includere.

Questo significa che le collane editoriali:

  • selezionano opere,
  • le presentano come “essenziali”,
  • e attraverso questa selezione canonizzano anche autori e testi non ancora riconosciuti dalla critica.

Un esempio interessante

Se oggi Dostoevskij e Tolstoj sono considerati classici indiscussi, nel momento della loro pubblicazione non godevano ancora di questo status.
Sono stati gli editori, includendoli in collane prestigiose, a contribuire alla loro consacrazione.

Ma una serie non può essere infinita: deve scegliere.
E ogni scelta include alcuni autori e ne esclude altri.

Ciò significa che le serie editoriali sono veri e propri dispositivi di canonizzazione.
In Italia lo vediamo chiaramente già nei primi decenni del Novecento:

– “Scrittori d’Italia” (Laterza, 1910-1987) di Benedetto Croce: un progetto elitario e pedagogico, volto a costruire l’identità culturale della Nazione.

– “I classici del ridere” (A. F. Formiggini Editore, 1913-1940) di Angelo Fortunato Formiggini: un’operazione innovativa che canonizza testi umoristici prima considerati “minori”.

Dal dopoguerra ai classici economici: la democratizzazione della lettura

Il boom dei mass media (radio e televisione) impone all’editoria di reinventarsi. Se il pubblico può ascoltare gratuitamente un classico, perché dovrebbe comprarlo?

Le case editrici rispondono con una strategia che cambierà tutto: edizioni economiche dei Classici per un pubblico di massa
rendere i classici economici, tascabili, per tutti.

L’esempio più importante in Italia è la BUR – Biblioteca Universale Rizzoli (1949):

  • prezzi bassi,
  • apparati critici chiari,
  • diffusione capillare,
  • accessibilità anche per lettori meno esperti.

La BUR rompe la distinzione tra cultura alta e bassa e rende davvero popolari molti classici.

Parallelamente, nascono serie “alte”, come I Meridiani Mondadori (dal 1969), pensati come una “biblioteca ideale” della letteratura mondiale.

La loro forza è tale che:

  • includere un autore significa trasformarlo in un possibile classico;
  • molti scrittori contemporanei hanno vissuto la pubblicazione nei Meridiani come una vera consacrazione. Un chiaro esempio del potere editoriale nella costruzione del canone.

Non è la Critica a decidere i Classici della letteratura. È l’Editoria.

Un canone non è mai neutrale

I processi di canonizzazione dipendono da vari fattori:

  • mercato
  • gusto del pubblico
  • ideologie culturali
  • disponibilità dei testi
  • strategie editoriali
  • visibilità nei media

I paradossi della canonizzazione: chi resta fuori?

  • L’editoria è storicamente un settore maschile;
  • chi legge di più in Europa sono le donne;
  • e nella scuola insegnano soprattutto donne, mentre l’università è più maschile.

Tutto ciò influisce sulla selezione delle opere, su ciò che viene trasmesso e su ciò che viene dimenticato.

La democratizzazione del canone passa dunque anche da qui: includere più voci, più generi, più punti di vista.

Allora, chi crea i classici della letteratura?

Non esiste un’autorità unica che stabilisce il canone letterario.
Il canone è un campo dinamico dove interagiscono:

  • critica,
  • editoria,
  • mercato,
  • mass media,
  • pubblico,
  • istituzioni culturali.

Ma nel Novecento — e ancora oggi — l’editoria è l’agente più influente, perché decide:

  • cosa ristampare,
  • cosa rendere accessibile,
  • cosa proporre come “essenziale”.

Capire il ruolo dell’editoria significa capire da dove nasce ciò che chiamiamo classico.

L’editoria ha svolto un ruolo decisivo nel rendere la cultura più accessibile e nel mettere in discussione, dall’interno, l’autorità rigida del canone e la voce tradizionalmente incontestabile della critica letteraria.

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